La bambina morta per difterite e l’epidemia di disinformazione

Il tragico evento che ha colpito la famiglia di Anna Rosa Bartolotta, morta di difterite il 20 agosto scorso dopo oltre una settimana di calvario, è stata un’ottima occasione mediatica colta al balzo dai professionisti della narrazione sanitaria politicamente corretta, virostar in testa, per scatenare un attacco rabbioso contro i loro nemici immaginari – che loro chiamano genericamente “no vax” – durante il quale sono stati raggiunti nuovi record di indecenza e di ignoranza, e che non hanno risparmiato neanche i poveri genitori che hanno assistito impotenti alla sofferenza e alla morte della loro bambina.
Le cose più dure da digerire, come sempre, sono l’impunità di questi professori pieni di sé, anche verso i propri ordini professionali, qualunque idiozia in campo medico proferiscano, e la quantità di individui manipolabili che abboccano e ripetono il mantra schiumanti di rabbia, insultando i “complottisti” che non credono alla “scienza” diffusa dai media mainstream, dai profili social delle suddette virostar, e dal salotto di Fabio Fazio.
La tesi diffusa a reti e social unificati è come al solito molto semplice e lineare, per poter essere facilmente capita e ripetuta da quanti più possibile seguaci della “scienza” ufficiale.
C’è stato un morto per difterite, e il soggetto morto non era vaccinato. Per cui, va da sé:
- La famiglia del soggetto è “no vax” ed è la prima colpevole di questa morte.
- La famiglia, in quanto “no-vax”, è anche colpevole della diffusione del virus e andrebbe accusata anche per “epidemia dolosa” (come dichiarato dal dott. Bassetti).
- I medici non sono tenuti a riconoscere una malattia ormai inesistente ed impossibile da contrarre per merito del vaccino.
- Quanto accaduto deve essere preso a spunto per estendere a tappeto le campagne vaccinali ed inasprire le pene per gli inadempienti, ivi compresa la gogna mediatica.
Peccato che sfuggano alcuni particolari, necessari per farsi un’idea complessiva corretta, ma completamente ignoti proprio a chi pretende di dare lezioni.
Primo: è previsto dalla legge che i bambini che presentano determinate intolleranze o controindicazioni possano essere esentati da alcune vaccinazioni, altrimenti il rischio di effetti avversi (sempre presente, e regolarmente sottostimato) diventerebbe preponderante. In particolare, per una malattia la cui incidenza si poteva ritenere nulla. A quanto pare, questa era la situazione della bambina, e la famiglia non era “no vax” tant’è vero che gli altri figli erano vaccinati.
Secondo: gli effetti avversi dei vaccini, anche gravi, esistono e sono migliaia ogni anno. Tali effetti avversi possono essere molto gravi, anche e non solo di tipo neurologico o psichiatrico (questo si può riscontrare nella raccolta dati di Eudravigilance gestita dall’EMA). Possono comprendere anche il decesso con legame causale al vaccino dimostrato da perizia medica. Questi eventi vengono divulgati con altrettanta enfasi del caso del morto per difterite?
Terzo: Se le leggi sanitarie ci sono per tutelare la salute dei cittadini e dei bambini in particolare, perché obbligare ad una somministrazione sistematica di vaccini trivalenti, o addirittura esavalenti come nel caso dei vaccini contro la difterite? E si verifica, prima di iniettarli, se ci sono controindicazioni? Alcuni dei vaccini iniettati non sono utili per i bambini, e più sono i composti, maggiore è il rischio di effetti avversi. Come noto, produrre vaccini singoli (come chiesto da Robert Kennedy Junior negli Stati Uniti, ricevendo tantissime critiche dai soliti noti) non conviene alle case farmaceutiche; quindi, per assecondare i desiderata di società quotate in borsa peggioriamo il rapporto rischi-benefici dei vaccini che rendiamo obbligatori. E oltre tutto non siamo neanche dotati di sistemi efficaci per valutarlo, il rapporto rischi-benefici, poiché le sospette reazioni avverse sono raccolte soltanto attraverso segnalazioni spontanee: sistema estremamente lacunoso che sottostima di due ordini di grandezza il numero reale di reazioni avverse.
Quarto: Non è mai stato fatto uno studio reale rigoroso, vale a dire in doppio cieco randomizzato, per valutare al tempo stesso l’efficacia e la sicurezza dei vaccini che si vogliono imporre a tutti i bambini.
Quinto: accusare i cosiddetti “no vax” di diffondere i virus, in questo caso quello della difterite, è dimostrazione di ignoranza colossale delle nozioni mediche basilari. Pronunciate da chi tali nozioni dovrebbe insegnare nelle università! Anche chi non è medico, ma ha solo letto di questi argomenti, sa che il vaccino contro la difterite agisce contro la tossina, e non contro il germe, e quindi i vaccinati possono benissimo esserne portatori sani e diffonderlo. Quindi è esattamente il contrario: in caso di un vaccino che funzioni perfettamente, chi è protetto è asintomatico ma può diffondere il virus senza generare nessun allarme.
Sesto: La nuova tendenza della Medicina è quella di affidare al vaccino la cura di ogni male, e in parallelo di diffondere i famigerati protocolli, che i medici seguono volentieri per non prendersi alcuna responsabilità. I tagli generalizzati, con la riduzione del personale del P.S. hanno fatto il resto. La malasanità è un problema sempre più reale. I medici del primo P.S. che ha visitato la bambina l’hanno mandata via in Codice VERDE e con prescrizione di Tachipirina e vigile attesa. Vi ricorda qualcosa? Invece di dare bovinamente la colpa ai “no vax”, qualunque cosa significhi, si vada a verificare se gli ospedali sono ancora in grado di diagnosticare tempestivamente le malattie.
Settimo: i conflitti d’interesse, molto più della salute della popolazione, sono quelli che dettano le scelte in campo medico, e che pilotano l’informazione per spaventare il popolino con nuove malattie e fornire le cure miracolose. Gli stessi imbonitori, che demonizzano gli odiati “no vax”, come è stato dimostrato molto recentemente percepiscono casualmente finanziamenti importanti da chi produce i vaccini. E questo chiude il cerchio.