La bambina morta per difterite e l’epidemia di disinformazione

Il tragico evento che ha colpito la famiglia di Annarosa Bartolotta, morta di difterite il 20 agosto scorso dopo oltre una settimana di calvario, è stata un’ottima occasione mediatica per i professionisti della narrazione sanitaria politicamente corretta – a cominciare dalle virostar, ormai diventate caricature di sé stessi – per istigare altro odio contro i non meglio precisati “no vax”, e per seminare altra paura in chi ancora non riesce a discernere tra propaganda e comunicazione scientificamente fondata.

Il titolone “bambina no vax muore di difterite” senza precisare che è un evento rarissimo, è un po’ come dire “il signor Mario Rossi acquista il biglietto della lotteria e vince cinque milioni”: si perde la nozione dei milioni di persone che non hanno vinto.

Anche il termine di comodo “no vax” dovrebbe essere bandito da qualsiasi conversazione tra interlocutori che hanno qualcosa da dire, data la sua assoluta inconsistenza logica.

I genitori della povera bambina di Palermo, che hanno fatto vaccinare gli altri quattro figli, li vogliamo definire “No vax al 20%”?

I numerosi vaccinati (o loro genitori) vittime di effetti collaterali invalidanti o letali, che non vogliono più sentir parlare di vaccini, li vogliamo chiamare “No Vax virtuali”?

Ma la narrazione sponsorizzata non rinuncerà mai a questo termine miserabile utilissimo per aizzare l’ignoranza delle masse contro il “diverso”, analogo all’”Uomo Nero” per spaventare i bambini. Meritevole di citazione è l’ennesima affermazione priva di qualsiasi fondamento scientifico da parte del Professor Bassetti, che ha chiesto che la famiglia della povera Anna Rosa venisse non solo accusata per il suo decesso, ma anche per la diffusione dell’infezione in quanto “No Vax”. Il Professore dimentica che il vaccino non agisce contro il germe, che è un batterio, ma contro la tossina. Per cui, l’untore ideale casomai è l’individuo vaccinato che, se raggiunto dal germe, lo diffonde rimanendo asintomatico. Un po’ come i vaccinati muniti di Green Pass diffondevano tranquillamente il Sars-Cov2.

Nel caso di Palermo, è tutt’ora da stabilire se il fatto che la bambina non fosse vaccinata sia stato determinante per la sua morte. I magistrati hanno avuto il coraggio di ipotizzare il reato di omicidio colposo per i genitori, ma la stessa ipotesi di reato pende sulla testa di otto medici delle tre aziende ospedaliere da cui è passata Annarosa prima di morire.

Sul verbale di dimissione del Pronto Soccorso del 13 agosto, che accompagna la dimissione in Codice Verde con la diagnosi “Tonsillite essudativa febbrile”, si ritrova una vecchia conoscenza: “Tachipirina e vigile attesa”.  Il concetto che traspare è che, dato che le vecchie malattie infettive sono state debellate dai vaccini, e comunque contenute dagli stessi in caso di ricomparsa, i medici non sono più tenuti a riconoscerle. Vaccinazioni a tappeto e protocolli, sembra essere questo il futuro della medicina.

Ma vediamo più a fondo cosa comporta la prevenzione tramite la vaccinazione obbligatoria.

Intanto, per proteggersi dalla difterite sono disponibili soltanto vaccini polivalenti. I più diffusi nell’infanzia sono esavalenti, efficaci anche contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo b. Più volte sono stati lanciati allarmi contro i vaccini polivalenti, ritenuti più critici per gli effetti avversi, anche senza mettere in dubbio in sé l’efficacia vaccinale. Lo stesso Robert Kennedy Junior ha chiesto alle aziende farmaceutiche di produrre vaccini monovalenti. Le aziende fanno resistenza, perché dal punto di vista economico hanno solo da perderci.  Ma la comunità scientifica stigmatizza queste opinioni da “No Vax” e assicura che i vaccini esavalenti sono sicuri ed efficaci e il rapporto rischio/beneficio è nettamente a favore di quest’ultimo.

Come fanno a saperlo? È questo il mistero, perché nessuno ha mai svolto uno studio completo randomizzato e in doppio cieco tra pazienti vaccinati e pazienti sottoposti al placebo.

Come si fa quindi a valutare cosa comporta per la salute dei bambini una somministrazione sistematica di vaccini, realizzati in maniera più funzionale ai programmi di investimento delle case farmaceutiche che alla salute dei bambini?  La comunità scientifica assicura che gli effetti avversi sono rarissimi e trascurabili.  Su quali basi?

Anche questo è un mistero, perché le segnalazioni dei sospetti eventi avversi si svolgono su base spontanea (la cosiddetta “sorveglianza passiva”) ed è ampiamente dimostrato che la stragrande maggioranza dei sospetti eventi avversi non viene segnalata. In uno studio reale in Puglia tra il 2017 e il 2018, il rapporto tra le segnalazioni relative al vaccino MPRV pervenute con sorveglianza attiva e sorveglianza passiva è risultato molto prossimo a 1000:1, anche per le reazioni gravi. 

Anche ammettendo la piena efficacia dei vaccini, dato che le infezioni da cui è prevista l’immunizzazione sono o molto rare o di bassa letalità, e in generale curabili, come si fa a sapere se vaccinare a tappeto sia la soluzione migliore se nessuno ha un’idea reale della probabilità di effetti avversi gravi?

Semplicemente, è impossibile. Occorre andare sulla fiducia, che sarebbe molto più ben riposta se le istituzioni sanitarie adottassero finalmente la sorveglianza attiva per tutte le vaccinazioni, e se i media dessero notizia dei decessi accertati a causa dei vaccini (purtroppo non infrequenti, ma invisibili) con la stessa enfasi che hanno dato alla tragica morte della bambina non vaccinata di Palermo. Va detto che, qualora venisse applicata la piena sorveglianza attiva, dovremmo aspettarci decine di migliaia di segnalazioni di sospetti eventi avversi per patologie gravi ogni anno. Per rendersene conto, basta estrapolare il numero di segnalazioni spontanee raccolte da EMA e da AIFA.

Un altro aspetto conseguenza della foga vaccinatoria imperante è che eventuali controindicazioni dei bambini verso particolari vaccini sono viste come un intralcio, o come “esitazione vaccinale”, e da qui l’ignominia dell’appellativo “No Vax” è dietro l’angolo.  Addirittura, gli stessi medici zelanti (rari) che hanno lo scrupolo di effettuare esami per verificare l’idoneità a ricevere il farmaco sono visti male dai loro colleghi (durante la campagna vaccinale Covid venivano sospesi per “colpe” come questa).

E visto che a pensar male spesso ci si azzecca, viene il sospetto che a questo effetto “rullo compressore” non siano estranee le somme che le case farmaceutiche elargiscono agli ospedali, alle università e alle associazioni di categoria, e che a cascata arrivano anche ai singoli pediatri.

Per molti dei quali vaccinare è diventato un mezzo non indifferente per arrotondare i guadagni. Si sa, “tengo famiglia” è un’ottima giustificazione verso gli altri e anche verso la propria coscienza per atti non esattamente dettati dal Giuramento di Ippocrate. Guarda caso, anche su questo punto oltreoceano è intervenuto Robert Kennedy junior, provvedendo a svincolare gli emolumenti dei pediatri dai meri conteggi di vaccinazioni effettuate.

Vuoi vedere che vogliono giudicare l’operato dei medici sullo stato di salute dei propri assistiti e non sul contributo che danno al fatturato di multinazionali quotate in borsa? Niente da dire, l’epiteto “No Vax” se l’è davvero meritato.

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